Vaccinazione anti-encefalite da zecca (TBE)
Guida completa alla vaccinazione contro l’encefalite da zecca (TBE): chi deve farla, quando, come, efficacia, percorso e misure preventive complementari.
Che cos’è la vaccinazione anti-encefalite da zecca (TBE)
L’encefalite da zecca, nota anche come TBE (Tick-Borne Encephalitis), è una malattia virale trasmessa da punture di zecche infette che può colpire il sistema nervoso centrale, causando meningite, encefalite o meningoencefalomielite. La vaccinazione anti-TBE utilizza vaccini inattivati e rappresenta la misura preventiva più efficace in contesti a rischio, in assenza di terapia antivirale specifica.
Quando è indicata nel contesto delle aree montane italiane
In Italia la TBE è documentata principalmente nelle regioni delle Alpi e Prealpi, in particolare Trentino‑Alto Adige, Friuli‑Venezia Giulia e Veneto, dove le condizioni ambientali favoriscono la presenza del vettore. Le persone che risiedono o praticano attività frequenti all’aperto in boschi, margini boschivi o pendii boscosi in queste zone sono considerate esposte al rischio e possono trarre beneficio dalla vaccinazione.
Come funziona il vaccino e lo schema vaccinale
Il ciclo di base nella maggior parte dei casi comprende tre dosi: la prima dose, la seconda dopo 1-3 mesi, la terza dose dopo 9-12 mesi dalla seconda. Dopo il completamento del ciclo, si raccomanda un richiamo ogni 3-5 anni o in alcuni contesti anche ogni 10 anni. In Italia, è opportuno discutere con il centro vaccinale regionale quale intervallo sia applicabile al singolo caso.
Durata della protezione e richiami
Studi recenti mostrano che la protezione dopo il ciclo completo supera il 90-95% e può durare molti anni; in Svizzera e altri Paesi è indicato un richiamo ogni 10 anni per soggetti adulti sani. È importante tenere traccia delle dosi ricevute e pianificare i richiami in funzione della frequenza di esposizione.
Precauzioni aggiuntive e comportamento da adottare
Anche la vaccinazione non sostituisce le misure comportamentali: è fondamentale indossare abiti protettivi, usare repellenti, evitare camminate in sottobosco mite durante i periodi di massimo rischio (primavera-estate) e controllare la presenza di zecche su pelle e indumenti. Tali misure integrative migliorano la protezione e riducono la probabilità di puntura infetta.
Chi dovrebbe valutare la vaccinazione
La vaccinazione è raccomandata a persone che risiedono stabilmente o temporaneamente in aree endemiche, a lavoratori forestali, escursionisti, cacciatori, addetti alla manutenzione boschiva, frequentatori di sentieri montani e bambini nelle zone a rischio. Anche i turisti che soggiornano per periodi prolungati nei mesi di attività delle zecche devono considerarla.
La vaccinazione va idealmente completata prima dell’inizio della stagione delle zecche, preferibilmente durante i mesi invernali o all’inizio della primavera. È consigliabile iniziare il ciclo vaccinale con anticipo, così da arrivare al periodo estivo protetti. Il centro vaccinale regionale definirà lo schema in funzione dell’età, della frequenza di esposizione e dello stato immunitario.
In caso di esposizione occasionalmente elevata (es. escursioni frequenti) o in soggetti che non hanno completato il ciclo, è opportuno valutare un richiamo o una dose aggiuntiva prima della nuova stagione di rischio.
Persone residenti nelle regioni alpine e prealpine (es.: Trentino-Alto Adige, Friuli-Venezia Giulia, Veneto) che svolgono spesso attività all’aperto in ambienti boschivi o rurali. Include escursionisti, campeggiatori, cacciatori, lavoratori forestali e tutti coloro che trascorrono molto tempo in ambienti potenzialmente infetti da zecche.
Le autorità sanitarie italiane raccomandano la vaccinazione anti-TBE per soggetti che vivono o operano in aree endemiche e presentano esposizione outdoor continuativa o stagionale. Il documento dell’Istituto Superiore di Sanità riporta lo schema di sorveglianza nazionale. Studi pubblicati in Italia evidenziano un’efficacia superiore al 90% e richiamo ogni 10 anni in condizioni di rischio continuo.