Uricemia
Guida completa all’urinemia: significato dell’acido urico nel sangue, associazione con malattie cardiovascolari e metaboliche, frequenza raccomandata e cosa fare in caso di valori elevati.
Che cos’è l’urinemia (acido urico nel sangue)
L’urinemia, o meglio la concentrazione dell’acido urico nel sangue, rappresenta la misura della quantità di acido urico che rimane in circolo dopo la produzione e l’escrezione da parte dei reni e dell’intestino. L’acido urico deriva dal metabolismo delle purine e viene eliminato prevalentemente per via renale. Valori elevati possono riflettere una produzione aumentata, un’eliminazione ridotta o entrambe le condizioni.
Perché è importante nelle malattie metaboliche e cardiovascolari
Negli ultimi anni vari studi hanno evidenziato che l’iperuricemia (cioè valori elevati di acido urico) non riguarda soltanto la gotta ma è frequentemente associata a ipertensione, insulino-resistenza, sindrome metabolica, malattia renale cronica e malattie cardiovascolari (infarto, insufficienza cardiaca, ictus). Sebbene il ruolo causale non sia del tutto stabilito, l’acido urico è considerato un marcatore di rischio emergente nel contesto cardiometabolico.
Quali soggetti devono misurarla e ogni quanto
Nel contesto di un check-up metabolico, in soggetti adulti (età compresa tra 30 e 120 anni) è ragionevole misurare l’urinemia ogni circa 3 anni, soprattutto se sono presenti fattori di rischio metabolici (come sovrappeso, diabete, ipertensione, dislipidemia). Il test è eseguito su campione di sangue venoso, preferibilmente a digiuno, e viene interpretato insieme agli altri esami del profilo metabolico.
Interpretazione dei valori e limiti
Non esiste una soglia universalmente accettata per “iperuricemia” ai fini cardiovascolari, ma alcuni studi italiani (studio URRAH) suggeriscono che valori sopra circa 5,1 mg/dL nelle donne e 5,6 mg/dL negli uomini siano associati ad aumento del rischio cardiovascolare. Valori molto elevati (es. >7 mg/dL) richiedono valutazione nefrologica o reumatologica per rischio di gotta o calcoli renali.
Cosa fare in caso di valori elevati
In presenza di uricemia elevata, il medico valuta insieme al paziente la presenza di fattori modificabili — dieta ricca di purine/fruttosio, consumo di alcol, obesità, assunzione di diuretici — e propone interventi di stile di vita (dieta, peso corporeo, attività fisica). Nei casi selezionati e in presenza di malattia reumatica o nefrologica, si può considerare la terapia farmacologica per abbassare l’acido urico.
Quando il test può essere utile come indicatore di rischio
L’urinemia può contribuire alla stratificazione del rischio cardiovascolare, in aggiunta ai classici fattori (ipertensione, colesterolo, fumo, diabete), specie quando è elevata e vi sono altri fattori concomitanti. Tuttavia, alcune raccomandazioni (come Choosing Wisely Italia) sconsigliano di richiederla routinariamente solo per la valutazione del rischio cardiovascolare in soggetti senza altre indicazioni.
Limitazioni e contesti in cui non è indicata
Poiché l’evidenza della relazione causale tra acido urico elevato e malattie cardiovascolari non è ancora completamente definita, l’urinemia non sostituisce altri test di rischio e non fornisce da sola una decisione terapeutica. La misurazione va inserita in un contesto clinico, insieme agli altri esami e al giudizio del medico.
Il test dell’urinemia è consigliato ogni tre anni negli adulti (età indicativa 30-120 anni) come parte del profilo metabolico di controllo, a meno che non esistano indicazioni specifiche che richiedano verifiche più ravvicinate.
In presenza di fattori di rischio elevato (ipertensione, obesità, diabete, familiarità per gotta o nefropatia) il medico può anticipare la misurazione e considerare intervalli più brevi o monitoraggio specifico.
Se il valore è nella norma e non si evidenziano variazioni significative, la misurazione può essere ripetuta dopo tre anni. Se invece è elevato o in aumento, si valuta un follow-up più frequente e approfondimenti specialistici.
Il test non necessita preparazione particolare se non il digiuno di almeno 8 ore, e va interpretato insieme al fattore età, alla funzione renale, al profilo metabolico e agli altri esami di routine.
Il medico dovrebbe registrare il risultato, informare il paziente sulle modifiche stile di vita e programmare la ripetizione in modo condiviso, favorendo l’aderenza al percorso di prevenzione.
Tutti gli adulti senza limiti di età massima (indicativo 30-120 anni) che desiderano un controllo metabolico generale, in particolare quelli con uno o più fattori di rischio cardiovascolare (ipertensione, obesità, diabete, dislipidemia, nefropatia, consumo elevato di fruttosio/alcol).
Il test è rivolto sia a uomini che a donne (“U” = unisex) e va inserito nel contesto di un check-up metabolico condiviso con il medico di medicina generale.
Non è indicato come unica misura di screening per la popolazione generale senza altri fattori di rischio: la decisione di misurazione va contestualizzata clinicamente.
Diverse dichiarazioni scientifiche e metanalisi (fra cui la Statement di Associazione Nazionale Medici Cardiologi Ospedalieri – ANMCO) riconoscono l’iperuricemia come fattore correlato al rischio cardiovascolare, pur sottolineando la necessità di ulteriori studi per definirne il ruolo causale.
Al contempo, raccomandazioni come quelle di Choosing Wisely Italia suggeriscono di non richiedere routinariamente l’urinemia solo per la valutazione cardiovascolare in individui senza altri fattori di rischio.
Fonti e riferimenti
- ANMCO Statement – Acido urico e malattie cardiovascolari
- Hyperuricemia and cardiovascular risk: insights and implications (2025)
- Which serum uric acid levels are associated with increased risk of cardiovascular and all-cause death?
- Uric acid and cardiovascular disease: an update
- Choosing Wisely Italia – Non richiedere l’urinemia routinariamente per il rischio cardiovascolare (2023)
- Serum Uric Acid and Cardiovascular Risk and Mortality (Korean study 2023)