Ricerca sangue occulto fecale (FOBT)
Guida completa al test per la ricerca del sangue occulto nelle feci nell’ambito dello screening del tumore del colon-retto: chi deve farlo, perché, come, quando e cosa succede dopo.
Che cosa è la ricerca del sangue occulto nelle feci (FOBT/FIT)
La ricerca del sangue occulto nelle feci è un esame semplice, non invasivo, che rileva tracce di sangue non visibili a occhio nudo in un piccolo campione fecale. Questo sangue può derivare da polipi adenomatosi o da lesioni tumorali del colon e del retto. All’interno dei programmi italiani di screening oncologici, il test viene utilizzato come esame di primo livello per individuare precocemente eventuali alterazioni e richiedere quindi un approfondimento diagnostico.
Obiettivo dello screening e benefici attesi
Il tumore del colon-retto è tra i tumori più frequenti in Italia, e la sua diagnosi in fase precoce consente interventi meno invasivi, migliore prognosi e maggiore possibilità di guarigione. I programmi organizzati che prevedono la ricerca del sangue occulto fecale invitano la popolazione target a eseguire l’esame ogni due anni: questa periodicità interviene efficacemente sulla riduzione dell’incidenza e della mortalità, in quanto consente di identificare e rimuovere i polipi stessi o di diagnosticare tumori in fase iniziale.
A chi è rivolto e perché la fascia 50-69 anni
In Italia il test è offerto nelle donne e negli uomini di età compresa tra 50 e 69 anni perché in quella fascia d’età il rapporto tra beneficio e rischio risulta ottimale e la prevalenza di lesioni rilevabili è sufficientemente elevata. Alcune Regioni estendono l’invito fino a 74 anni. Il programma prevede la consegna di un kit, il ritiro del campione a domicilio e la restituzione in farmacia o in un punto dedicato.
Procedura e percorso diagnostico
Il test viene distribuito in un contenitore sterile da utilizzare a domicilio. Il partecipante introduce una piccola quantità di feci secondo le istruzioni e riconsegna il campione in tempi brevi. Se il test risulta negativo, la persona verrà invitata nuovamente dopo due anni. Se risulta positivo, viene contattata dal centro screening per una colonscopia di approfondimento senza costi aggiuntivi.
Limiti e informazioni trasparenti
Il test non esclude al 100% la presenza di polipi o tumori, perché può capitare che questi non sanguinino al momento del campione. Inoltre, possono verificarsi falsi positivi, ad esempio in presenza di emorroidi o diverticolosi. Per questo motivo è importante informare la persona invitata sui vantaggi e sui limiti dello screening, e sulla importanza della partecipazione regolare.
Struttura del programma organizzato
I programmi regionali prevedono lettere di invito attivo, fornitura gratuita del kit, raccolta centralizzata e controllo della qualità dei laboratori, monitoraggio degli indicatori (copertura, positività, tempo di attesa per la colonscopia) e comunicazione degli esiti. Questo modello organizzato garantisce equità di accesso, standard di qualità e miglior risultati rispetto a screening opportunistici.
Il test viene proposto ogni due anni agli uomini e alle donne di età compresa tra 50 e 69 anni, nell’ambito del programma regionale di screening del tumore del colon-retto. L’invito avviene tramite lettera da parte del servizio sanitario regionale e include indicazioni sul ritiro del kit e la consegna del campione.
Alla ricezione del kit, la persona segue le istruzioni al domicilio, raccoglie il campione e lo consegna secondo le modalità indicate nel lettera di invito (farmacia, centro screening o punto raccolta). Se il risultato è negativo, il nuovo invito arriva dopo due anni.
In caso di risultato positivo, si attiva tempestivamente il percorso di colonscopia di approfondimento senza costi a carico del partecipante. Alcune Regioni estendono l’invito fino a 74 anni: è utile verificare le condizioni locali.
È raccomandabile rispondere positivamente alla lettera di invito e seguire le indicazioni del kit per massimizzare la sensibilità del test. Il partecipante non deve assumere regimi dietetici particolari nei giorni antecedenti, a patto che il kit lo indichi.
Il test può essere effettuato anche in assenza di sintomi. In caso di sintomi intestinali, sanguinamento visibile o storia familiare di tumore del colon-retto, occorre consultare il medico indipendentemente dallo screening organizzato.
Uomini e donne di età compresa tra 50 e 69 anni che risiedono in Italia, inclusi nella popolazione assistita del Servizio Sanitario Nazionale, senza sintomi intestinali e senza precedente diagnosi di tumore del colon o retto.
Persone che non presentano fattori di rischio elevato (ad esempio storia familiare forte, malattia infiammatoria cronica intestinale) e che partecipano al programma organizzato di screening. Coloro che hanno rischio elevato seguono percorsi specifici e personalizzati e non rientrano nella strategia standard.
Chi ha già partecipato all’esame negativo entro il biennio viene reinvitato dopo due anni; la partecipazione è gratuita e senza obbligo, pur essendo fortemente raccomandata.
La mancata partecipazione non comporta sanzioni ma può ridurre le opportunità di diagnosi precoce. È importante che ogni persona risponda all’invito, ritiri il kit e consegni il campione nei tempi indicati.
Le persone che sviluppano sintomi intestinali, sanguinamento visibile, perdita di peso o cambiamento dell’alvo dovrebbero consultare il medico indipendentemente dall’invito al programma di screening.
Lo screening del tumore del colon-retto mediante la ricerca del sangue occulto fecale biennale è raccomandato dal Ministero della Salute italiano e dalle linee guida nazionali, che lo includono nei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA). Le linee guida importanti evidenziano l’importanza dell’offerta organizzata e dell’intervallo biennale per la fascia 50-74 anni.
I documenti dell’Osservatorio Nazionale Screening, dell’Istituto Superiore di Sanità e delle Società Scientifiche indicano che il modello organizzato di screening (invito attivo, kit a domicilio, percorsi di approfondimento) è superiore allo screening opportunistico per riduzione della mortalità e dell’incidenza.
Le linee guida della Società Italiana di Endoscopia Digestiva e Gastroenterologia (SIED) e altre organizzazioni specialistiche confermano l’efficacia della strategia e raccomandano il test FIT con intervallo di due anni.
La raccomandazione è sostenuta da studi che mostrano che programmi ben organizzati possono ridurre significativamente incidenza e mortalità per carcinoma del colon-retto nella popolazione generale.
Le Regioni italiane monitorano la qualità dei programmi attraverso indicatori chiave e promuovono l’adesione attraverso campagne informative e recall attivo.