Densitometria ossea (DXA) – donne ≥65 anni
Screening DXA per la prevenzione dell’osteoporosi nelle donne ≥65 anni.
Che cos’è la densitometria ossea (DXA)
La densitometria ossea, o DXA (Dual-Energy X-Ray Absorptiometry), è un esame diagnostico di riferimento per la valutazione della densità minerale ossea. Utilizza una minima dose di radiazioni per misurare con precisione la quantità di minerali, principalmente calcio, contenuti nelle ossa. L’esame consente di identificare condizioni di osteopenia o osteoporosi, anche prima che si manifestino fratture.
Perché è raccomandata nelle donne dopo i 65 anni
Dopo la menopausa la perdita ossea accelera a causa della riduzione degli estrogeni. A partire dai 65 anni, la maggior parte delle donne presenta un rischio significativo di fragilità ossea. La DXA permette di intervenire in tempo con terapie e modifiche dello stile di vita mirate a prevenire fratture e perdita di autonomia.
Come si svolge l’esame
L’esame viene eseguito sdraiandosi su un lettino mentre un braccio radiogeno passa lentamente sul corpo. I distretti più analizzati sono la colonna lombare e il femore prossimale. La procedura è indolore, dura pochi minuti e non richiede preparazioni specifiche.
Interpretazione dei risultati
Il referto indica il valore T-score, che confronta la densità ossea del soggetto con quella di un adulto sano giovane. Un T-score compreso tra –1 e –2.5 indica osteopenia, mentre valori inferiori a –2.5 definiscono osteoporosi. Il risultato guida la scelta terapeutica e il monitoraggio nel tempo.
Benefici e limiti
La DXA è considerata lo standard d’oro per la diagnosi di osteoporosi grazie alla sua elevata accuratezza e bassa dose di radiazioni. Tuttavia, non fornisce informazioni sulla qualità della struttura ossea o sul rischio di cadute, che devono essere valutati clinicamente.
Prevenzione integrata
La diagnosi precoce di osteopenia consente di adottare strategie preventive come supplementazione di calcio e vitamina D, attività fisica regolare e riduzione del rischio di cadute. L’associazione della DXA con una valutazione globale del rischio (FRAX) aumenta l’efficacia dell’intervento.
Follow-up e periodicità
In assenza di variazioni significative o di nuove terapie, è sufficiente ripetere l’esame ogni 5 anni. Nei casi a rischio più elevato (terapie cortisoniche croniche, malattie metaboliche o fratture pregresse) la frequenza può essere ridotta a 2-3 anni.
La densitometria ossea va eseguita almeno una volta a partire dai 65 anni nelle donne in buona salute. Nei soggetti con fattori di rischio aggiuntivi — come terapia cortisonica cronica, patologie endocrine o epatiche, storia di fratture — è indicato anticipare l’esame e ripeterlo più frequentemente (ogni 2-3 anni).
Il medico curante o lo specialista in endocrinologia o reumatologia valuta la necessità del test in base al profilo clinico individuale. L’esame è semplice, rapido e non invasivo, e può essere effettuato in centri pubblici o privati accreditati.
La periodicità standard raccomandata in assenza di nuove condizioni di rischio è di 5 anni.
Donne a partire dai 65 anni, o di età inferiore in presenza di fattori di rischio quali malattie croniche (renali, epatiche, cardiovascolari), uso prolungato di corticosteroidi, menopausa precoce o fratture da fragilità pregresse. L’esame può essere indicato anche negli uomini con sospetta osteoporosi secondaria.
È fondamentale che la valutazione sia inserita in un percorso clinico più ampio di prevenzione e gestione della salute ossea.
La SIOMMMS (Società Italiana dell’Osteoporosi, del Metabolismo Minerale e delle Malattie dello Scheletro) e il Ministero della Salute raccomandano la DXA come test di riferimento per la diagnosi e il monitoraggio dell’osteoporosi nelle donne ≥65 anni. Le linee guida 2023 evidenziano l’importanza dello screening precoce e della valutazione integrata del rischio di frattura.
Anche la U.S. Preventive Services Task Force raccomanda la DXA in tutte le donne di 65 anni e oltre e nelle più giovani con rischio equivalente.